Voce roca, sguardo torvo e determinato, tono cadenzato da vero leader. E' il giorno di Walter Sabatini a Trigoria e tutti gli occhi e le orecchie sono per lui. Nella sala stampa della Champions si respira un'atmosfera da primo giorno di scuola. Fa caldo, ma l'attesa finalemente ripagata, rende i minuti del pre-conferenza quasi piacevoli ai giornalisti presenti.
Un saluto, con un semplice cenno della mano ed ecco le prime parole: "La dimensione in cui sono capitato ora la prcepisco con chiarezza, ma me l'immaginavo". Il nuovo DS della Roma si concede subito una battuta (sa bene che mezza città pende dalle sue labbra. "Io devo fumare due o tre sigarette - spiega alla platea - sennò perdo la concentrazione e non sono lucido nelle risposte...Chiedo una deroga, ma voi non siete autorizzati".
La battuta stempera il clima, ma non è questa (davvero non può esserlo) la giornata dei toni bassi. E' più che altro il giorno delle palpitazioni perchè Sabatini, forse per talento naturale o più probabilmente per la sua precedente esperienza nella capitale che l'ha aiutato ad ambientarsi a queste latitudini, sa bene come prenderli i suoi nuovi tifosi.
"Voglio rivolgermi alla gente di Roma e agli sportivi romanisti che sono in situazione di astinenza - annuncia fermamente - cercherò di spiegarmi e di tradurre il pensiero di Franco Baldini e del gruppo di Di Benedetto. Io odio parlare di progetti nel calcio, esiste il lavoro di tutti i giorni, noi lo faremo bene e lo faremo subito, lo stiamo già facendo con una scelta che sembra provocatoria ma è un requisito che è estendibile al gruppo e alla società e anche a Franco Baldini che sarà qui tra qualche mese a condurre la società".
Le perplessità della città sul neo CT Luis Enrique non lo scalfiscono. Di dubbi è abituato ad averne pochi, sulle sue scelte poi..."Abbiamo scelto lui per un motivo anche simbolico - spiega Sabatini - noi non vogliamo fare un calcio diverso, più ricco, lo abbiamo scelto perchè rappresenta la discontinuità, rappresenta un'idea di calcio che vuole stupire, uno che sfida se stesso facendo molte attività compensando la mia totale immobilità fisica. Lui si sfida sempre e sfiderà anche questa avventura portando la sua cultura e le sue idee che sono quelle di un intero movimento calcistico. Non siamo in cerca di mutuare, il calcio vive di movimenti, oggi si impone attraverso la Spagna e il Barca un calcio barocco e efficace e noi lo abbiamo scelto perchè saprà fare una sintesi tra il calcio e la cultura del gioco, del modo di gestire la palla e il nostro modo di fare calcio. E' una scelta coraggiosa ma che rifarei sempre, siamo contenti di averlo preso".
La situazione che trova a Roma non è delle più sempici. Tante le questioni spinose, giocatori in bilico, squadra da rimotivare, ambiente da calamitare nuovamente attorno ad un ideale calcistico come non era mai accaduto in passato e allora Walter Sabatini non può che avventurarsi in risposte più o meno definitive (ma sempre molto chiare). Resta possibilista sulla permanenza di Vucinic e Menez, mentre da più garanzie su De Rossi. QUanto ai nuovo acquisti annuncia convinto "ne faremo 5 o 6, e uno di questi sarà un portiere" dato che Doni lascerà quasi certamente la città.
La Roma di Sabatini e di Luis Enrique (anche lui prensente con Totti oggi a Trigoria) è ancora un cantiere aperto ma le certezza di un futuro luminoso da oggi paiono meno virtuali. Si ripartirà come di consueto da Totti che con una splendida metafora definisce "intramontabile come la luce sui tetti di Roma - nonchè - al centro del progetto tecnico". Ci vorrà del tempo, ma i tifosi della Roma ora possono stare tranquilli perchè il vascello intempesta giallorosso ha finalmente il suo timoniere.



