L’inizio della stagione calcistica 2010/2011 ha visto l’ esordio della tanto discussa “Tessera del tifoso”, strumento di fidelizzazione adottato dalle società di calcio.
Il sito del Ministero degli interni chiarisce che la tessera “E’ uno strumento nuovo delle Società sportive che serve a valorizzare il rapporto trasparente ed aperto con i propri tifosi che diventano i veri protagonisti dell’evento sportivo”. Il progetto, lanciato dall’Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni sportive ha, quindi, l’obiettivo dichiarato di creare una nuova categoria di tifosi, quelli ufficiali, con la finalità di contrastare la violenza negli stadi.
Per questo motivo la tessera non può essere rilasciata a coloro i quali sono stati condannati per reati da stadio, anche con sentenza non definitiva e alle persone che sono sottoposte a DASPO (Divieto di Accedere alle manifestazioni sportive), per tutta la durata del provvedimento stesso.
Questa limitazione alla libertà di circolazione generalmente garantita dall’articolo 16 della costituzione è stata disposta dall’art. 6 della legge n. 401 del 13 dicembre 1989 . Tale disposizione stabilisce esplicitamente che è vietato l’accesso ai luoghi dove si svolgono manifestazioni sportive alle persone“che hanno preso parte attiva ad episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive”.
Â
E’ da chiarire se la tessera del tifoso -ossia dello strumento che serve a verificare il rispetto di tale disposizione- limiti o meno la libertĂ di circolare liberamente all’interno del territorio dello stato come previsto dalla Costituzione italiana. Va ricordato, infatti che il giĂ citato articolo 16 stabilisce che le uniche limitazioni ammesse alla libertĂ in esame sono quelle dovute a motivi di sanitĂ e sicurezza. I dubbi possono sorgere per il fatto che la regolamentazione di questo aspetto intrusivo sulla libertĂ di movimento delle persone sia avvenuta tramite decreto ministeriale (atto amministrativo) e non tramite legge.Â
Â
 Desta alcune perplessità il fatto che chi ha scontato in passato la propria condanna (esempio: condanna penale nel 1990 per lancio di una bottiglietta) non potrà abbonarsi mai più, pagando di fatto la propria "colpa" per tutta la vita.
Inoltre sembra anche paradossale che uno stupratore piuttosto che un killer abbiano i requisiti per entrare allo stadio rispetto ad un ragazzo diffidato per aver scavalcato una vetrata.
Probabilmente il legislatore ha ritenuto di dover penalizzare solo quei comportamenti illeciti ,in qualche modo connessi a manifestazioni sportive, ritenendo più pericoloso per l’ordine pubblico chi ha già fatto violenza nel medesimo contesto e non volendo introdurre una limitazione che, applicata ad altri reati,poteva apparire come una sanzione accessoria impropria.
 Di sicuro la poca chiarezza a livello normativo e una scarsa informazione hanno contribuito ad alimentare un clima di diffidenza, dimostrata soprattutto dai tifosi italiani che fino ad ora sembrano aver bocciato l’iniziativa.
Il poco consenso della opinione pubblica è dimostrato dal fatto che ad oggi sono state rilasciate solo 350.000 tessere e vi è stato un calo vertiginoso degli abbonamenti per il 90% delle società .
Passando in rassegna i dati degli abbonamenti in casa delle maggiori società di Serie A, notiamo che l’unica a tenere botta è l’Inter della triplete. Juventus, Roma, Lazio e Fiorentina accusano cali che in alcuni casi somigliano a crolli (solo la Lazio perde 20.000 abbonati).
A capeggiare la “rivolta” contro il ministro Maroni, vi sono i gruppi ultras di quasi tutte le curve d’Italia, seguiti anche da migliaia di tifosi che non si definiscono tali.
Secondo i codici e gli schemi valoriali di questi ragazzi, la tessera del tifoso è vista come un attentato alla libertà e alla loro profonda passione, un modo di espropriarli arrogantemente di un bene incalcolabile commettendo abusi di potere oltre che di modificare un loro modi di essere e di tifare.Tipica argomentazione è che su una porzione comunque notevole di popolazione, in questo caso “il popolo del pallone”, si voglia esercitare un’azione di controllo sociale, sfociante secondo alcuni in repressione.
Di sicuro la passione che contraddistingue il tifo italiano sembra aver subito un duro colpo: l’estromissione di fatto delle curve dagli stadi equivale, se sarà confermata la tendenza a disertare, alla scomparsa del motore del tifo organizzato, con conseguente scomparsa dell’entusiasmo tipicamente mediterraneo. Si può peraltro obiettare che l’ormai celebre “modello inglese” viene applicato non nella sua totalità , ma nella parte che prevede la trasformazione dello stadio in teatro, non di certo in quella piu’ importante che contempla pene severissime per chi commette reati allo stadio come fuori dallo stadio.
Come già accennato, non solo gli appartenenti a gruppi organizzati hanno manifestato il proprio dissenso nei riguardi di un provvedimento oscuro e ancora da valutare. Lascia riflettere molte persone il fatto che questo strumento che è stato introdotto per debellare la violenza negli stadi, potenzialmente potrebbe fungere da “moltiplicatore di violenza” fuori dagli stadi.
Tanto minore è il confine fisico tra interno ed esterno dello stadio, tanto è maggiore la possibilità di appuntamenti poco amichevoli tra gruppi stessi e forze armate, con indiretto coinvolgimento dei tesserati.
Incredibilmente, inoltre, potrebbero accadere disordini anche all’interno dello stadio, in quanto i tifosi ospiti sprovvisti di tessera (e quindi impossibilitati a entrare nel settore ospiti), possono comprare biglietti in altri settori, con il rischio concreto di creare tensioni evitabili.
La tessera del tifoso,dunque, andrebbe rivista in alcuni suoi aspetti per evitare che divenga un provvedimento di facciata, una azione concreta frutto di una analisi poco profonda dei problemi e figlia del fare come atto fine a se stesso.
A dimostrarlo anche la recente deprecabile irruzione di duecento ultras bergamaschi alla festa della Lega Nord di Alzano Lombardo, per contestare il ministro Maroni, durante la quale purtroppo sono stati feriti alcuni agenti di polizia. A preoccupare non è solo l’ atto di violenza ma il fatto che sia stato possibile porre in essere tale iniziativa nei confronti di chi deve assicurare l’ordine pubblico, a testimonianza del fatto che sicuramente non è passato il messaggio di contrasto alla violenza che si voleva portare .
Ci si può chiedere anche se le perplessità dei tifosi non derivino pure dal fatto che la tessera ha anche natura commerciale in quanto consente agevolazioni e sconti e/o può essere utilizzata come carta di credito;
 tutte cose che ben poco hanno a che fare con le esigenze dell’ordine pubblico. Forse è proprio questa ambigua natura della tessera ad aver creato difficoltà di comunicazione.
Esordio da rivedere dunque, ma non tutto è perduto: si sa che il campionato dura 38 giornate.
Â
Â
Â
Â
Â
Nuovo annuncio del sindaco di Roma sulla possibilitĂ di risolvere la questione del postMalagrotta in tempi brevi.
Le celebrazioni per i 150 dell'unitĂ d'Italia avranno inizio la sera del 16 e proseguiranno il giorno successivo.